Archivio per luglio, 2010


Per il progetto berlusconiano “criminali liberi” la “legge bavaglio” è solo il primo strumento. Un secondo è stato annunciato dall’on. Alfredo Mantovano, sottosegretario al ministero dell’Interno: togliere ai magistrati la direzione delle indagini per affidarle alla polizia.
Sottrarle cioè a chi “è soggetto solo alla legge” per assoggettarle a chi dipende dal governo.

Con questo uno-due il golpe-strisciante non avrà più bisogno di strisciare perché realizzato. Dall’impunità per i criminali delle cricche e delle caste, il regime potrà compiere impunemente il passo che santifica la criminalità al governo.

L’on. Mantovano ha annunciato la volontà governativa in un articolo su Il Foglio di Giuliano Ferrara che il giorno prima con un editoriale gli aveva offerto l’assist di prammatica. E  l’annuncio è accompagnato da un inquietante invito “a quella parte della sinistra – oggi non particolarmente presente nel dibattito ma che pure esiste”, perché torni ai fasti dalemiani dell’inciucio, abrogando in modo bipartisan la legge del 1989 con cui il dettato costituzionale fu finalmente “implementato” e la direzione delle indagini affidate ai magistrati.

Mantovano, con l’ormai collaudata logica orwelliana del suo Capo – far dire alle parole l’opposto di quanto significano – sostiene che se le priorità sulle indagini le decide il governo la legge sarà davvero eguale per tutti. Se invece l’azione penale è in mano ai magistrati si arriverà all’obbrobrio di veder indagati, incriminati, perfino processati e Dio non voglia condannati “capi dei servizi, comandanti dei Ros, funzionari della polizia”. Al punto, aggiunge Mantovano, che “l’ex direttore dei servizi esterni ha evitato una sentenza sfavorevole solo grazie all’opposizione del segreto di Stato”. Immagino si riferisse al generale Pollari.

Eppure, senza la legge dell’89, probabilmente anche “Mani Pulite” sarebbe stata fermata sul nascere, grazie al potere dell’esecutivo sulle indagini.

E quali funzionari di polizia, dovendo obbedire al governo, avrebbero richiesto le intercettazioni che hanno svelato il putridume della P3?

E si sarebbe mai riaperto il dossier sull’assassinio di Borsellino dopo i depistaggi di coloro cui Mantovano vorrebbe oggi affidare tutte le indagini?

La verità è che a cavallo di quest’estate si gioca davvero l’esistenza della democrazia in Italia.

La “legge bavaglio”, anche con gli emendamenti migliorativi, fa da apripista.
L’unico modo per non finire nel baratro è bloccarla: tutta e subito.

PS
Non me ne voglia d’Arcais, ma ritengo che questo suo articolo, su “il Fatto Quotidiano” di oggi, debba essere letto e condiviso “il prima possibile”.


Ricapitolando.
Il premier B. ha due processi per frode fiscale e appropriazione indebita, uno per corruzione giudiziaria e un’indagine per minaccia a corpo dello Stato, senza contare prescrizioni, reati depenalizzati (da lui), amnistie, insufficienze di prove, le archiviazioni per decorrenza termini.

Il suo braccio destro Previti è un pregiudicato per due corruzioni giudiziarie. Il suo braccio sinistro Dell’Utri è un pregiudicato per false fatture e frode fiscale, poi ha una condanna in appello per mafia, un processo per estorsione mafiosa, uno per calunnia pluriaggravata e un’inchiesta per associazione segreta (la P3). Il suo coordinatore Verdini è indagato per corruzione e P3. Il suo vicecoordinatore Abelli l’hanno appena beccato a prender voti dalla ‘ndrangheta. I suoi ministri Matteoli e Fitto sono a processo, l’uno per favoreggiamento, l’altro per corruzione. Altri due, Bossi e Maroni, già pregiudicati. Fra i sottosegretari, Letta e Bertolaso sono indagati, Brancher è imputato, Cosentino ha un mandato di cattura per camorra e i pm di Roma stanno valutando la posizione del viceministro della Giustizia Caliendo, detto “Giacomino” dai compari di P3.

Questo governo-lombrosario gode della piena fiducia (35 volte in due anni) del Parlamento, e ci mancherebbe: lì siedono 24 pregiudicati e 90 fra imputati, indagati, prescritti e condannati provvisori.

Anche al Parlamento europeo ci rappresentano condannati (Patriciello, Borghezio, Bonsignore) e indagati (tipo Mastella).

In omaggio al federalismo penale, frequentano assiduamente procure e tribunali un bel po’ di sindaci: dalla Moratti (indagata per smog e abuso) a Tosi e Gentilini (condannati per razzismo), da De Luca (imputato per associazione per delinquere, concussione, truffa, falso) a Cammarata (inquisito per abuso).

E sono indagati cinque governatori regionali su 20: Formigoni (smog), Lombardo (mafia e abuso), Scopelliti (imputato per omissione d’atti d’ufficio e di recente beccato a cena col boss), De Filippo (favoreggiamento), Iorio (concussione e abuso). L’ex governatore siciliano Cuffaro, condannato in appello a 7 anni per favoreggiamento mafioso, è imputato per concorso esterno e il pm ha appena chiesto per lui altri 10 anni di galera.

I vertici della Protezione civile vagano fra l’ora d’aria e i domiciliari. Indagati pure il cardinale Sepe e un paio di gentiluomini di Sua Santità. L’erede al trono Vittorio Emanuele di Savoia è imputato per associazione a delinquere.

Ottimi anche due presidenti emeriti della Corte costituzionale: Mirabelli era intimo del faccendiere Pasqualino Lombardi; Baldassarre è indagato per millantato credito. L’ex governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, è sotto processo per l’aggiotaggio delle scalate bancarie.

Ben piazzato il Gotha di Confindustria, col gruppo della presidente Marcegaglia che ha patteggiato per corruzione e il padre della EmmaSteno, fresco indagato per smaltimento illegale di rifiuti tossici. Il gruppo Fiat-Agnelli sfila in tribunale con Gabetti e Grande Stevens, la Telecom modello Tronchetti con gli spioni della Security, e poi Fastweb, Parmalat, Finmeccanica, Unipol, Impregilo, Ligresti, Geronzi

Ottime le performance di forze dell’ordine e servizi segreti: il Sismi di Pollari & Pompa alla sbarra per i dossier illeciti; il capo del Dis, De Gennaro, condannato in appello a 16 mesi per istigazione alla falsa testimonianza sui pestaggi del G8, per i quali hanno collezionato 73 condanne fra dirigenti e agenti della Polizia; una dozzina di 007 indagati per i depistaggi sulle stragi; l’ex comandante della Gdf, Speciale, ha rimediato in appello 18 mesi per peculato; il comandante del Ros, generale Ganzer, s’è appena guadagnato 14 anni in primo grado per traffico internazionale di droga, mentre il predecessore Mori è imputato per favoreggiamento a Provenzano e indagato perché ai tempi delle stragi trattava con Cosa Nostra, infatti godono entrambi della “piena fiducia” del governo, e anche del Pd.

Ma noi, dico noi miseri incensurati, dove abbiamo sbagliato?

PS
Non me ne voglia Travaglio, ma ritengo che i sui articoli su “il Fatto” siano troppo importanti per rimanere “rinchiusi”.