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Ecco l’appello inviato da forzasilvio.it ai propri iscritti che, per la maggior parte, sono “pericolosi infiltrati Comunisti” come il sottoscritto. Credo sia un chiaro ed inequivocabile segnale: il Presidente è ridotto … alle cartoline.

Caro Nicola, 
 con la sua consueta carica, il nostro premier sta lavorando per continuare l'attività di governo e
 respingere l'ennesimo assalto di chi, in Parlamento, nei quotidiani, nei programmi televisivi del
 servizio pubblico, vorrebbe cancellare la volontà popolare espressa alle elezioni del 2008 e senza
 pagare dazio, cioè senza tornare al voto.
 La carica di Berlusconi è la stessa che ritroviamo nelle manifestazioni organizzate sul territorio e
 che puoi leggere nei commenti postati alle notizie di www.forzasilvio.it . 
 Da alcuni di questi commenti abbiamo tratto ispirazione per una prima serie di cartoline speciali,
 utili per sintetizzare la situazione attuale. 
 Falle girare ai tuoi amici e invitali a registrarsi in Forzasilvio.it.
 Dobbiamo essere in tanti e organizzati per fare fronte agli impegni che ci attendono nelle
 prossime settimane. 
 Grazie per quello che farai.

 Cordialmente, on. Antonio Palmieriresponsabile internet PDL

 

Seguono cartoline del “Partito dell’Amore” …

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E’ da molto che ci sto pensando. Da quando la famigerata “Legge Bavaglio” è sparita dalla scena. Da quando non è più sotto i riflettori della stampa e delle televisioni.

Innanzitutto vorrei tranquillizzarti, Caro Lettore: il Bavaglio c’è ancora. Come nel caso di una pietra grezza, sono state rimosse le sue (artificiose) impurità, è stato ridotto, tagliato e levigato. Ora possiamo ammirarlo, splendente più che mai.

Il rischio, quello vero, è di non aver occhi abbastanza esperti per poterne determinare l’inestimabile “valore di mercato” (il Loro mercato, s’intende). Nessun problema. Ci pensa Tonino a spiegarlo con parole semplici, in un suo intervento/lezione parlamentare (video). Può far sorridere la sua esposizione: a volte sgrammaticata, di sicuro colorita. Ma i contenuti no. I contenuti sono agghiaccianti.

Forse è stato proprio questo video la pulce nell’orecchio. Quella che mi ha portato ad una conclusione: il Bavaglio non stava nella Legge: il Bavaglio sta nel Sistema. Nel Governo, nella Maggioranza, in organizzazioni che nulla hanno a che vedere con le Istituzioni del nostro paese. Il Bavaglio è come una metastasi che sta uccidendo silenziosamente l’Italia. Opera in modo subdolo, come ogni cancro che si rispetti, sostituendo le cellule sane dell’Informazione con quelle cancerogene della propaganda e della disinformazione.

Credo che a questo punto lo sguardo vada spostato dal dito alla Luna. Il Fronte per la difesa della Libertà va allargato. Non ci si può più limitare a denunciare una “legge che non c’è più”.

Sulla TimeLine italiana di Twitter due, tra gli #hashtag più attivi nel denunciare le oscenità del Sistema, sono #noalbavaglio#freeitaly (più alcune loro varianti sintattiche). Da qui l’idea di proporre un’unione simbolica e l’allargamento del Fronte.

Formalmente questo passo si tradurrebbe nell’aggiornamento del Simbolo che ha da sempre accompagnato #noalbavaglio.

Ciò che più conta è la sostanza: l’impegno non sarà più limitato (se mai lo fosse stato) alla sola denuncia di una legge incostituzionale, ma dovrà allargarsi alla difesa di un’Italia che vedo sempre più sull’orlo del baratro.

#noalbavaglio è di Tutti Noi. Per questo motivo vi invito a dire la vostra attraverso il sondaggio che trovate pupplicato di seguito.

PS
Chiedo scusa per la pessima qualità con cui ho scritto il post. Ma l’ora, l’età e la disponibilità di un solo Neurone, si fanno sentire 😉


Per il progetto berlusconiano “criminali liberi” la “legge bavaglio” è solo il primo strumento. Un secondo è stato annunciato dall’on. Alfredo Mantovano, sottosegretario al ministero dell’Interno: togliere ai magistrati la direzione delle indagini per affidarle alla polizia.
Sottrarle cioè a chi “è soggetto solo alla legge” per assoggettarle a chi dipende dal governo.

Con questo uno-due il golpe-strisciante non avrà più bisogno di strisciare perché realizzato. Dall’impunità per i criminali delle cricche e delle caste, il regime potrà compiere impunemente il passo che santifica la criminalità al governo.

L’on. Mantovano ha annunciato la volontà governativa in un articolo su Il Foglio di Giuliano Ferrara che il giorno prima con un editoriale gli aveva offerto l’assist di prammatica. E  l’annuncio è accompagnato da un inquietante invito “a quella parte della sinistra – oggi non particolarmente presente nel dibattito ma che pure esiste”, perché torni ai fasti dalemiani dell’inciucio, abrogando in modo bipartisan la legge del 1989 con cui il dettato costituzionale fu finalmente “implementato” e la direzione delle indagini affidate ai magistrati.

Mantovano, con l’ormai collaudata logica orwelliana del suo Capo – far dire alle parole l’opposto di quanto significano – sostiene che se le priorità sulle indagini le decide il governo la legge sarà davvero eguale per tutti. Se invece l’azione penale è in mano ai magistrati si arriverà all’obbrobrio di veder indagati, incriminati, perfino processati e Dio non voglia condannati “capi dei servizi, comandanti dei Ros, funzionari della polizia”. Al punto, aggiunge Mantovano, che “l’ex direttore dei servizi esterni ha evitato una sentenza sfavorevole solo grazie all’opposizione del segreto di Stato”. Immagino si riferisse al generale Pollari.

Eppure, senza la legge dell’89, probabilmente anche “Mani Pulite” sarebbe stata fermata sul nascere, grazie al potere dell’esecutivo sulle indagini.

E quali funzionari di polizia, dovendo obbedire al governo, avrebbero richiesto le intercettazioni che hanno svelato il putridume della P3?

E si sarebbe mai riaperto il dossier sull’assassinio di Borsellino dopo i depistaggi di coloro cui Mantovano vorrebbe oggi affidare tutte le indagini?

La verità è che a cavallo di quest’estate si gioca davvero l’esistenza della democrazia in Italia.

La “legge bavaglio”, anche con gli emendamenti migliorativi, fa da apripista.
L’unico modo per non finire nel baratro è bloccarla: tutta e subito.

PS
Non me ne voglia d’Arcais, ma ritengo che questo suo articolo, su “il Fatto Quotidiano” di oggi, debba essere letto e condiviso “il prima possibile”.

Se è vero che, come dice il Vangelo, “dai frutti conoscerete l’albero”, c’è una normetta nella legge-bavaglio che descrive meglio di qualunque altra l’albero al quale (ci) siamo impiccati da 16 anni. E’ l’articolo 6-ter: “Sono vietate la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini dei magistrati relativamente ai procedimenti e processi penali loro affidati…”.  E’ copiato pari pari dal Piano di Rinascita Democratica della loggia P2, scritto da Licio Gelli e dai suoi consulenti a metà degli anni 70 e rinvenuto nel 1982 nel doppiofondo della valigetta della figlia del Venerabile: “Ordinamento giudiziario: le modifiche più urgenti investono: (…) il divieto di nomina sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari…”.  Ora, è fin troppo facile capire perchè questa gentaglia non gradisce che si conoscano atti giudiziari e intercettazioni. Ma che fastidio possono dare il volto o il nome del tale o del talaltro magistrato? Domanda ingenua: oltre che mascalzoni, questi qua sono anche inguaribilmente mediocri. Sanno di non avere una reputazione, una credibilità, una rispettabilità. La loro faccia ha lo stesso prestigio del loro culo. Nessuno crede alla loro parola, continuamente smentita, rettificata, rimangiata, tradita. Possono sopravvivere soltanto se, intorno a loro, sono tutti come o peggio di loro. Se emergono figure autorevoli e popolari, esse diventano immediatamente una minaccia per l’intera banda. Perché poi, quando parlano, la gente dà loro retta. E, se criticano la banda, questa ne esce inevitabilmente con le ossa rotte.  Nonostante le minacce, le aggressioni, le calunnie e i cedimenti interni, la magistratura conserva ancora un consenso intorno al 50 per cento, mentre quella della classe politica langue nei pressi del 10. Se un magistrato o un ex, meglio ancora se carico di onori per la lotta al terrorismo e/o alla mafia e/o alla corruzione, tipo Caselli, Colombo, Borrelli, Greco, Davigo, Scarpinato, Ingroia, Spataro, Maddalena, Almerighi, dice che una legge è una porcheria e ne spiega le conseguenze nefaste per la sicurezza dei cittadini, questi credono a lui e non agli Al Fano, Ghedini, Cicchitto, Gasparri, gente che basta guardarla in faccia per farsi una risata.  Vent’anni fa, quando parlavano Falcone e Borsellino, c’era poco da discutere: non perché fossero infallibili, ma perché si erano conquistati il prestigio sul campo. Tra un Falcone e un Carnevale, la gente non aveva dubbi: l’uno era famoso per aver arrestato il Gotha di Cosa Nostra, l’altro per aver annullato centinaia di condanne di mafiosi. I giudici piduisti, quelli dei porti delle nebbie, invece, erano maestri dell’insabbiamento, e campavano sereni proprio grazie al silenzio complice della stampa di regime. Quando i loro nomi finirono sui giornali, dovettero battere in ritirata.  Per questo Gelli, che vedeva lungo, voleva cancellare i nomi degli uni e degli altri dai giornali.  Per questo il suo degno allievo, che ha superato il maestro (venerabile), ne vuole cancellare oggi i nomi e i volti: perché confondere tutti i giudici, quelli che indagano e quelli che insabbiano, in un unicum grigio e indistinto.  E’ la stessa logica che sta dietro la delegittimazione di giornalisti liberi e popolari come Montanelli e Biagi (“convertiti al comunismo”), di scrittori disorganici e amatissimi come Saviano e Camilleri (“fanno i martiri per i soldi”), di attori e registi anti-regime (“fannulloni pagati dallo Stato”) e dei volti più noti della tv (Santoro, Dandini, Fazio, da sputtanare con i loro compensi nei titoli di coda).  Il potere dei mediocri è sull’orlo di una crisi di nervi e in piena sindrome di Salieri (si fa per dire, quello era un fior di musicista) dinanzi ai Mozart della magistratura, del cinema, dell’arte, della letteratura, del giornalismo. Li avverte come una minaccia, perché sa che, quando il Menzognini di turno non riesce a coprirne la voce, la gente li ascolta.  In fondo, è un buon segno: questa gentaglia è alla canna del gas.

I canali comunicativi, ed in particolar modo la capacità dell’Essere Umano di pensare e di parlare, sono doni della Natura. Per questo è impensabile imporre un qualsivoglia bavaglio. Non c’è nessuna legge, dell’uomo, capace di fermare tale dono! Proprio perchè si tratta di una capacità e di un’esigenza naturale, l’essere umano si ribellerà ad essa con le unghie e con i denti.

[Hamid Barole Abdu]